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Full text of "Onori ai prodi morti nel di 8 agosto 1848 alla Montagnola di Bologna / [di Augusto Atti]"

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ologna 8 Agosto 1848 



ONORI 

AI PRODI MORTI NEL DÌ 
8 AGOSTO 1848 

ALLA MONTAGNOLA DI 
BOLOGNA 



Bologna - Tip. Lit. Luigi Pongetti 



COMBATTENTI MORTI 



Baldanzi Camillo 
Biagi Luigi 
Ferri Giovanni 
Pezzoli Giovanni 
Trippa Antonio 
Belluzzi Luigi 
Cuppini Lodovico 
Forlai Pietro 
Gentili Domenico 
Ginelli Luigi 
Suppini Angelo 



Bertocchi Giulio 
Turzi Antonio 
Buffagni Costanzo 
Gabbi Ermenegildo 
Capovaletti Vincenzo 
Cicognani Attilio 
Romagnoli Guido 
Rosetti Savino 
Matteucci Giuseppe 
Merotti Marcellino 
Minghetti Leonardo 



(Lmì ed (Jnorevoli pignori 

Alle SS. LL. Ill.me dedico una mia Canzone 
e se sono ben degno della Loro grazia prego 
perchè dessa mi valga una scuola di Maestro 
Inferiore , non avendo avuto il mio richiamo 
neW Ispettorato e nemmeno Cattedra o Pensione, 
benché per ventinove anni abbia fatto con inde- 
fesso studio il mio dovere. 

Mi professo affettuosamente 

Delle SS. LL. Onorande 



Bologna, 20 Gennaio 1899. 



Dev.mo ed umil.mo servo 

Prof. AUGUSTO ATTI 

Regio Ispettore Soolastico 



qAl l^reg.mo ed III. ino 

Consiglio Comunale 



di 

BOLOGNA 



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Musa Tu olio désti ai Santuàrio 
Della Madonna di San Luca possa, 
D'imprimer l'ode ancor nell' uom nefario; 
Perchè la Vergine che fu promossa 
Al Ciel Madre dei secoli volventi 
In quell ? immagin santa ivi s' adora, 
Dove discioglie il grembo alle possènti 
Sue buone grazie che per noi disfiora; 
Dà spirto e possa pur a me che amore 
M' ispira di cantar senza rancore. 

Non più vietato è il rimembrar io scorno 
Di peregrine spade fulminanti. 
Salve di Marte o memorando giorno 
Fra' più gloriosi ohe F istoria vanti ! 
Perchè pel dritto dell' altrui sostanze, 
Che non sapeva guarentir la Chiesa 
Mancipio era ciascun, senza speranze 
Talor che 1' alma al ciel an< lassa illesa : 
Dirò di Te quanto Bologna invitta 
Oprò quel dì coli' alma derelitta. 

Qual lupo predator sceso dai monti 
Che un gran giovenco abbia sbranato e morto. 
Non è per ciò sazio, e i suoi denti asciutti 
Batte d' intorno al pien ovile scorto, 
Quale fosse affamato ovver digiuno, 
Ed insidiando sì raggira e freme 
Con degli occhi di foco all' aer bruno 
Collo sdegno nel cor che scoppia e teme, 
Tal 1' imperiai Debelator straniero 
Da Milan corse qua rapace e fiero. 



— 6 — 

Sconfìtto Carlo Alberto passa in questa 
Allora pontifìcia Legazione 
Fulminando chi all' arme sue s' appresta 
E senza scrupoli, perchè il briccone 
Scusavasi col dir : non vo' prigioni ! 
Consolati Neron, fosti più mite. 
Napoli e Roma furono stregoni 
E lumi al ciel accèser e altri a Dite 
Sin tanto che Bologna restò senza 
Le truppe ed i soldati d' assistenza, 

La sola Guardia Civica restava 
Con alquanti Gendarmi e Finanzieri 
Che ogn' altr' arma a Conca se n' andava 
Forse a studiar i ruderi e i misteri, 
Poiché non si capisce un' acca come 
A ben difendere Bologna nostra 
Da un grifone che giunga a imporre some 
Si clebb' andar ad armeggiar di giostra 
E guerra alla Cattolica. Non gloria 
Ma scorgo F Èrebo di questa gloria. 

E disse ben Creusa al Troian pietoso: 
Fa di difender la tua casa in pria. 
E il gran Bianchetti spirito animoso, 
Uom da Plutarco in ver e d' energia 
Che Fèlsina onorar con monumento 
Senza discorrer altro fin dovrebbe, 
Offrì in ostaggio Se con giuramento, 
Poiché qua 1' Oste entrata non sarebbe, 
Ma il popol di Bologna che ragiona 
Con alma e cor uscì dalla sua zona 

Pei patrii affetti, e questi eterni veri 
Non varian col cangiar della canizie, 
Noti son fra lor permisti né misteri, 
Non smontali di color anch' in calvizie 
Né si sbiadiscono s' al sol son messi 
Non sono prismatici né macchie o strie 
Par Jan pei vivi e spesso pei cipressi, 
Dicon la verità non le bugìe, 
Son d' or sono d' argento e neri e bianchi 
Come tu vuoi se eli far ben non manchi. 



— 7 — 

Il nemico s' avanza, e freme intanto 
Bologna tutta: e il povero Bianchetti 
Più che stemprato in cor di duolo e pianto 
Con Proclama magnanimo d' affetti 
Offre se stesso in olocausto pio 
Ma il popol non l'ascolta e soffre e tace; 
Non la vita de' suoi sibben dal rio 
La libertà vuol o stranier rapace. 
Desso è in Provincia : e il patrio amore cova 
Eroica in sen a cieschedun la prova, 

Come foco latente che dinanzi 
D' avvampar soffre e geme crepitando, 
E tira fiato e spreme umor e' avvanzi. 
E terra e vischio intorno a se sgombrando, 
S' avvolge in fumo e lo commette al vento 
E caccia bave in ogni lato, stride 
E scoppia con fragor, e non più lento 
Strugge dintorno e si sgomenta Alcide. 
Il buon Bianchetti i Deputati manda 
A Welden con protesta memoranda. 

Che fu cotesto un debito di desco 
Per cui 1' Estranio il E-ubicon passava 
Del suo dritto barbàrico guerresco? 
Fu una ragion di nipotismo prava, 
E la capì Bologna eh' ama i figli 
li proprio sangue, e dimostrossi rossa 
Scarlatta, e il buon Bianchetti i suoi consigli 
Capì che non scansavan la sommossa ; 
E prostergato fu da' Deputati 
Allor che ritornarono gelati, 

Che rispose il malvagio : ite, dimani 
Risponderan le truppe alla protesta. 
Quali alberi fatati o pien d' arcani, 
Qual mai di Pali miro o Frigia agresta, 
Qual di Clorinda o Piero delle Vigne 
Tragger potrian lamenti come ossessi 
S' a queste tacite colonne insigne 
Fosser i pianti e i gridi a lor concessi? 
Le campane a marte! e dentro e fuore 
Di nostra cerchia antica ter terrore. 



— 8 — 

Si scovali armi è ver ma un bronzo solo 
Da guerra rimaneva e divezzato; 
Il povero Bianchetti immerso in duolo 
Prega e s' affanna ancor che scongiurato 
Il gran pericol sia della difesa 
Che crede insostenibil ad oltranza, 
Fa scioglier barricate e sta in attesa ; 
Bologna ha già risolto e fa vacanza, 
Ed alle porte giunsero ingrugniti 
Inf retta i nipotin biancovestiti. 

Era la notte ; il dì se n- era andato 
A illuminare il M'ondo del converso, 
Era di smalto il ciel inargentato 
Allor che più frequente vien cosperso 
Dalle striscianti stelle appariscenti, 
Che il Sol disgrava intraslazion complessa ; 
Era la notte allor che 1' affannate genti 
Danno riposo all' anima indefessa ; 
Era la notte allor che in allegria 
Altri non Te passò Bologna mia 

S' impasta tigre dalla tana scappa 
Per trovar pasto onde far latte ai nati, 
Discorre il pian, pel monte in su s' arrappa 
Ed in selve selvaggie e fra gli agguati 
Nei fervidi calori dell' arsura. 
Se a tarda sera torna più che lassa 
I suoi figli a nutrir senza pastura 
Le mamme asciutte e passC urlando squassa 
Squarcia le coscie e dà la vena a' figli 
Tanto fece Bologna in tai perigli. 

Se fugge or iena dallo speco odierno 
A tardo giorno con le poppe piene 
Senza aver fatto il suo dover materno, 
Sol come 1' altro Sol nel mondo viene 
"Ritorna con vesana fame allora, 
Latte non porge a' figli suoi d' amore, 
Ma caccia i grandi dalla lor dimora 
E i picciol sbrana e mangia senza core ; 
Intanto il giorno era tornato, e quivi 
Entraron della iena i lavativi, 



— 9 — 

Per Porta Sui) Felice e con mandato. 

I pruni furon cinque <' cinque Porte 
Chiedevan per l'esercito accampato, 
Bianchetti con in oor animo forte 
Andò da] Welden, non concesse dritto 
Che per tre porte sol per provvigione 
Non per la forza annata o per affitto; 
Ma il barbaro si godo a tradigione 
Sempre le prede e il Erutto dei valore 
Non ha quel malefìcio suo rossore, 

Per cui poco di poi dei Cavalieri 
Come Circassi o que' di Chiaromonte 
Corser qna dentro armati da scudieri 
E poscia per un' altra via di fronte 
Venne innanzi un drappel di fanteria 
Col motteggiar mordace e derisorio 
Qual se per breccia entrati o in valorìa 
Qual per Geriche trombe a refettorio; 
Allor per rissa per feriti e affronto 

II Bianchetti in ostaggio andava pronto. 

DQirOffensor l'affronto oltracotato 
Mosse a sonar a sbornio le campane ; 
Si fanno barricate a tutto fiato 
S' accomoda il camion che sci rimane 
A Porta San Felice lo straniero 
Fa gli obici tonar con gran fragore ; 
Tutti escono con animo sincero 
Per cacciarlo o morire con valore 
E d' in cantina e da sublime loco 
Tutti son pronti a far sovr' Esso fuoco. 

A Porta Lamine ed a San Màmmol ferve 

La mischia, e dalla Porta di Galliera 
Coi bronzi micidial Saigon caterve 
D'assalitor nei spalti, grossa schiera 
Fulmina e saetta dalla Montagnola 
Il popol forte che s' avvanza invitto 
E non s' atterga e ben settanta invola 
Di quei ladron che non ancide ; dritto 
N' avea ma prigionier li fa li campa 
E il Prolegato dall' ostaggio scampa. 



— 10 — 

Fida alla libertà Bologna come 
Il can di Salamina allorché Serse 
Costrinse Atene alle tirate chiome 
Per isolare tante genti perse, 
Visto eh' ebbe il suo popolo dal lido 
Fuggir per nave nell' opposta arena 
Schiattì poi gagnolò quel cane fido 
Che il solco ben nuotò della carena 
Col trai di schiuma e sai tu t>t' incrostato 
Giunto a riva tirò 1' ultimo fiato. 

Tal Bologna provò coli' Otto Agosto 
Seguir ancor colle tempeste in seno 
La Patria sua, ma quale fece posto 
D' insulla nave al cane? Quale freno 
Dàvasi per Bologna allo straniero? 
Roma dar lo dovèa, ma Roma vecchia 
La vecchia lupa, è tutto cor sincero, 
Dato 1' avria ! Che più, ride e dentecchia, 
Allatta ì figli, ha 1' anima perfetta, 
Ma 1' altra è al nipotismo amorosetta . . . . 

Ma 1' aggressor sen fugge in ritirata 
Senza raccor li suoi feriti e morti 
Che cencinquanta far nella giornata; 
E forse men dei prodi nostr' insorti 
Che mò la buona man del popol coglie 
Con esso la gloria e il patrio affetto ; 
E trova il padre il figlio suo, la moglie 
Estinto piange il tàlamo diletto, 
Scopre il fratello la sorella amata, 
L' amante del suo cor 1' innamorata. 

Ah Montanara della Guardia al Colle 
Grand' Albione del ciel che tutto move, 
Lo sapevi che questa guerra folle 
Accesa dall' Italia in ogni dove, 
Era immatura e sola conseguenza 
Di chi neglige dalla Santa Tiara 
Il Nazarèno e castigasti senza 
GÌ' innocenti salvare dalla bara? 
Miserere clovevan dir allora 
Tanti popoli messi alla malóra! 



— 11 — . 

Profond' imperscrutabili misteri 
Sanili o Monade lo sacre bolle, 
Ma ti rammenta i nobili pensieri, 
Lo spirito <1' amor, le sante ampolle 
I >rl l'Innocenzo tuo Papa Odescalchi ; 
Del Pigna telli che fu tuo Legato 
Le non in inori cure ai girifalchi 
Di Fenelon. Il deprofundis dato 
Al tuo popol ledei o Montanara 
Poi non dovevi spingere a Novara. 

Molti morti ha la Civica e feriti, 
Molti i carabinier han con valore 
Ohe prodi sdegni opraron inauditi ; 
E vari incendi ancora nel fervore 
Scoppiaron della mischia, un' altro acceso 
Fu dal fuggente Vàndalo alla Porta, 
Ed il contado poi fu molto offeso ; 
Famiglie fatte in pezzi ed ogni sorta 
D' orror, donne sventrate indi saccheggi, 
E quanto fanno i lupi in mezzo a' greggi. 

Come di palombelle immensa schiera 
Oli' ottenebrar fa il Sol alto volando 
8' improvviso dal ciel vien la bufèra 
8' il turbo le raggiunge imperversando, 
Non volan no precipitan al suolo 
Entro le porte ancor dell' abitato 
Per le finestre in le botteghe a stuolo 
U'. s' abbatton nel caso disperato; 
Tal fecer gli aquilon grifagni afflitti 
Dopo che furono di qua sconfitti. 

Se m' avessi il pennel d' un Caravaggio 
Traiana Bifronte che alla scuola 
Andasti dei Oarafa, ben da saggio 
Colorirti vorrei sulla bestiola 
Del Venosin, che non potendo più e 
Piegò V orecchie e sotto le sue some 
Cadde e spirò ; tal fèsti colle tue 
Di sotto all' imperiai tuo tanto Nome ! 
E mò che conseguenze ha la Corona? 
Quelle del nipotismo alla carlona. 



— 12 — 

Non per questo però di molte glorie 
Ha V aristocrazia giovili urbana 
E gran ricordi nell'umane storie 
Di libertà soccorse alla cristiana, 
Anzi dirò .... ma a disvelar misteri 
Ci disse T Aquinate : la speranza 
Sol colla fé si presenton volontieri, 
Per cui mi pare detto or abbastanza. 
Era voler del Ciel dove si puote 
Ciò che si vuol dalle superne ruote. 

E sembrami Bifronte magna e colta 
Che Prometeo mangiar non dèi di nuovo; 
Il troppo stroppia e la seconda volta 
Ercol non giunge e Giove sta nel covo. 
Sta queta sulla storica tua picca 
Coi fulmini superni fra gli artigli; 
Se qualchecluno vien e si rappicca 
Tien V ali basse e non temer perigli ; 
Ricorda sol che ciò facesti ancora 
Quando passò l' Eufrate Crasso allora. 

Oh Tu se passi per la Montagnola 
S' odi fremer il vento fra le fronde 
Rammenta all'alma ch'il pensier trasvola 
Oh' esso quell' eco i gèmiti diffonde .... 
Se scorgi biancheggiar a filo in aria 
Il lieve, e sorvolar, spruzzol fugace 
Di quella fonte pura solitaria 
Pensa eh' è il sangue che t' invoca pace 
In linfa tramutato di quei prodi 
Scuìti nel marmo eh' han dimesso gli odi. 

Canzon io pur un' ottima salute 
Con tutto il cuor dall' intime làtèbre- 
Dove sol Dio legge la sua virtù te 
T' auguro in queste stupide tenèbre 
Nelle qual più si studia men s' impara, 
IP si sommette alla potenza il dritto 
Dove miscuglio d' odi anzi fiumara 
Il mal rende per ben e derelitto 
Cade il povero oppresso; avran Canzone 
Della Legge il rigor, mitre e corone.